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Presidente 2011/2012 Terenzio Motta Segretario Gabriele Pavani Tesoriere Marcello Brunetti Prefetti Massimo Favarato e Paolo Fabbri |
Premio Romano Nicoli
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Romano Nicoli |
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PREMIO 2002 Vincitore: Alessandro Nerini Copparo, Lunedì 28/01/2002 Premio Romano Nicoli |
Romano Nicoli
nei ricordi di Sergio Benini
Ricordare Romano non è difficile poiché significa esprimere e partecipare
a tutti quel grande patrimonio di umanità che Romano ci ha lasciato nel
corso degli anni passati insieme.
Quando nel lontano 1988 ci presentarono per la costituzione del nostro attuale
sodalizio, confesso che rimasi alquanto perplesso nel vedere il suo atteggiamento
così disinvolto ed anticonformista.
Mentre osservavo il maglione che indossava sotto un sorriso irresistibile ed alla
presenza di impettiti ed impeccabili funzionari dell'organizzazione Rotare,
qualcuno mi spiegò che si trattava di un imprenditore di successo trapiantato
dalla Lombardia sul nostro territorio.
Archiviai tale informazione nella mia mente senza commentare ma continuamente
quel giorno ed anche i giorni successivi mi veniva da chiedermi chi fosse veramente
quello strano personaggio che dispensava amicizia e disponibilità a tutti,
anche a quelli che aveva appena conosciuto e che mescolava battute ferraresi imperfette
al suo normale accento bergamasco.
Negli incontri rotariani che iniziarono con regolarità sotto la mia presidenza
ebbi modo di osservarlo meglio sia nei comportamenti sia nella sostanza del suo
pensiero.
Mi attraeva in particolar modo il suo sorriso aperto ed accattivante, la sua gioia
palese di appartenere ad un gruppo di quel genere, la sua grande attenzione nell'ascoltare
gli altri, con rispetto ed ammirazione ma senza sudditanza, per poi mettere a
disposizione le sue competenze e molto spesso anche i suoi mezzi.
A poco a poco mi feci l'idea che lui fosse il compagnone che tutti noi vorremmo
avere, l'amico di tante bevute, con la battuta sempre pronta, qualcuno su
cui puoi contare per una necessità o a cui puoi affidare un segreto, ma
mi riusciva difficile inquadrarlo nel suo ruolo di imprenditore, così come
mi era stato descritto.
Mi sbagliavo decisamente, poiché quando successivamente le discussioni
rotariane si fecero più specifiche e professionali, Romano non rimase mai
ai bordi della discussione ma ripetutamente palesava una naturale capacità
di analizzare i problemi, di trovare soluzioni pragmatiche e non conflittuali
e, quel che più conta, di orientare le scelte di gruppo.
Anche dopo una lunga discussione fra soggetti che esprimevano pareri diametralmente
opposti, Romano ci offriva alla fine una soluzione conciliante ("...ma perché
non c'abbiamo pensato prima?!?!?") e verso la quale non era difficile
convergere.
La sua leadership era naturale e forte e ciò arricchiva enormemente il
gruppo; la sua intelligenza era viva, almeno quanto il suo sorriso!
Negli anni che seguirono lui volle raccontarmi di più di se stesso, dei
suoi progetti imprenditoriali e di come gestiva (o gli sarebbe piaciuto gestire)
i suoi affari.
Dalle confidenze che mi faceva capivo che mi stimava profondamente, e per questo
gli ero grato, ma sostanzialmente comprendevo che lo avevo abbondantemente sottovalutato
e che tutti, me compreso, avevamo molto da imparare da lui, dalla qualità
strategica del suo pensiero al pragmatismo della sua azione, dalla disponibilità
incondizionata al rigore ed alla tenacia con cui perseguiva i suoi progetti imprenditoriali,
dall'amicizia profonda che ci offriva alla comprensione per le debolezze
degli uomini.
Capimmo ben presto tutti che averlo nel nostro gruppo era una cosa preziosa e
qualificante; e così volarono via anni ricchi di cose pensate e fatte,
progetti realizzati insieme, feste rotariane nella sua casa sempre aperta, con
lui che diventava sempre più copparese (ne andava orgoglioso) e noi che
cercavamo di diventare sempre più uguali a lui.
E poi l'azienda, la sua azienda, ancor oggi un modello di riferimento per
la comunità imprenditoriale.
Scorrevi velocemente, in macchina, filari perfetti ed ordinati di alberi da frutto
ed ogni volta l'occhio indugiava su spazi sempre crescenti via via occupati
dalle colture e passando potevi respirare un'aria di serenità, di
efficienza e di armonia, ed alla fine ti stupivi di come fosse possibile ricercare
il profitto salvando tutto questo!
Poi, come un giorno di sole viene oscurato da nubi temporalesche, la notizia della
sua malattia e del lungo calvario che lo attendeva, ospedali, analisi cliniche,
referti, interventi chirurgici, ...speranze!
Nel dolore profondo in cui tutti fummo precipitati e nei tentativi di alleviargli
le pene, Romano riuscì a stupirmi ancora.
Tra cateteri e drenaggi vari, non smise mai di parlare di noi, di cercarci, di
informarci su come stava conducendo la sua battaglia, delle scarse speranze vincerla
che nutriva e di come si sforzava di fare apparire il contrario, di come anche
il male sia una parte della vita da accettare con serenità e con forza,
di cosa avrebbero dovuto fare sua moglie Tina ed i suoi figli quando lui non ci
sarebbe più stato, e poi "...il Rotary?, ...come va?, ...cosa state
facendo?!
Per tutto questo quindi, ribadisco che nono è difficile ricordare Romano
poiché è difficile dimenticarlo insieme all'insegnamento di
generosità che ci ha lasciato ed a cui cerchiamo di ispirarci.
Se da qualche parte lui potrà sentirci o vederci, saprà di certo
che sua moglie ed i suoi figli stanno facendo tutto e di più di quello
che lui avrebbe immaginato e che i suoi amici sono ancora qui che pensano a lui.
Quindi ha preso la parola il prof. Giovanni Panatta, solido mattatore
con l'aspetto di austero senatore, mitigato da quel poco di cadenza romanesca
che gli è rimasta appiccicata alla lingua, abile e accattivante nell'approccio
con le persone e con gli argomenti. Il tema da lui trattato è stato "piante
transgeniche tra rifiuto e accettazione" ed ha suscitato
un interesse tanto partecipato da rendere tangibili gli umori dei presenti.
Di OGM quindi si è parlato, cioè dei famigerati
Organismi Geneticamente Modificati; OGM buoni o cattivi;
Frankestein pericolosi perchè possono sfuggire ad ogni controllo, diffondendo
infestanti e incontrollabili geni trasgressivi e modificando definitivamente
il quadro biologico del pianeta; OGM come strumenti delle perfide multinazionali
biotech che, applicando i loro brevetti, diverrebbero padrone del mercato
mondiale dell'agricoltura; OGM contrapposti ad alimenti inquinati dai pesticidi;
OGM come soluzione ai problemi della fame nel mondo; OGM e Cina; OGM facile prodotto
di laboratori da sottoscala; OGM, OGM, OGM ...
OGM usati invece nella produzione di nuovi farmaci, mentre
vengono temporaneamente bloccati i processi finalizzati alla nutrizione.
Interessante è la scelta di attendere che si stemperino
le polemiche e si creino le premesse al consolidarsi della logica scientifica,
ma, per non penalizzare alcun Paese, tale scelta dovrebbe essere estesa al mondo
intero, ed è facile immaginare come questo sia irrealizzabile. Pertanto
la gran parte degli uomini di scienza guarda con maggiore favore ad uno sviluppo,
seppure controllato, di queste tecnologie.
Da sempre l'uomo e in modo molto più drammatico, ha
alterato il paesaggio, selezionando pochissime specie di piante che gli sono utili,
senza per questo aver provocato disastrosi sconvolgimenti nell'ecosistema. I nostri
giardini, dove sacrifichiamo la naturale tendenza ad attecchire di numerose piante
ad un bisogno estetico, ne sono un emblema: le poche piante cui concediamo
asilo hanno la bellezza monotona e scontata di animali in uno zoo.
Perciò la discussione deve svilupparsi e trovare compimento
all'interno dei laboratori, delle aule universitarie e nei consessi di scienziati
prudenti. Altrimenti si ingenera una terribile confusione, per la quale ciascuno
di noi si sentirà autorizzato ad intervenire nel processo decisionale.
Qualche tempo fa, per l'intercessione di San Andrea Musi, ho potuto
partecipare ad una discussione con Dario Fo, per l'appunto a proposito di OGM.
Ricordo di essermi avvicinato con rispetto religioso mentre Lui, quando si accendevano
gli spot delle televisioni, trovava lo spunto per esprimere antiche vivacità,
per poi subito afflosciarsi, con la rapidità di quegli alberelli di Natale,
che, agitati dai rumori, si bloccano quando c'è silenzio. Provai tristezza
per questo disadattato alla ricerca di antichi consensi, che, mentre parlava,
con lo sguardo da naufrago cercava conforto ed energia nella moglie Franca Rame.
Gli era rimasta la presunzione stizzosa di un condottiero senza truppe, che, per
esagerata passione, lanciava nella mischia quanto gli restava, cioè la
sua immagine di Nobel, dimenticando che l'obiezione testarda agli OGM non può
nascere da un desiderio romantico o da uno spunto letterario. Mentre intuivo la
tristezza di chi non vuole credere che la civiltà contadina sia ormai
tramontata, pensavo che ciascuno deve recuperare il suo ruolo e nessuno, neppure
un Nobel di cui l'Italia dovrebbe andare fiera, può permettersi di riproporre
confusioni che nulla hanno di scientifico.
Uno spazio diverso, per non esagerare, in altra occasione riserverò
all'intervento del dott. Vittorio Capatti, socio del nostro Club, e della dott.ssa
Marilena Marzola. L'uno pragmatico, professionale, da subito in presa diretta
con il giovane premiato, l'altra a parlarci dell'orientamento ai consumi
alimentari nella Provincia di Ferrara. E, proprio la dott.ssa Marzola
mi ha offerto lo spunto per un'ultima annotazione. Quando con malcelato orgoglio
offriamo la nostra salamina ai "non ferraresi" non sempre ci rendiamo
conto che ad alcuni imponiamo una sorta di tortura del palato e li vediamo spesso
distrarre le labbra con una smorfietta, mai camuffata del tutto. Anche se quel
gesto ci mortifica, lo sopportiamo perchè capiamo che quel sapore strano,
intenso ed antico, appena addolcito dall'insipido purè di patate, deve
entrare nelle papille e nel cervello insieme a quello del latte materno.
Quello che non possiamo e non vogliamo sopportare, invece,
è che qualcuno pretenda di privarci dei cibi delle nostre arcaiche tradizioni
o del nostro vino, quasi mai di pregio, ma che, per alcuni, in momenti molto particolari,
diventa addirittura il sangue del nostro Redentore.